domenica, maggio 03, 2015

MADONNA DEL DIVIN PARTO - Basilica S. Agostino - Roma


PREGHIERA


Santa Madre di Dio e Vergine del Divin Parto, noi veniamo ai tuoi piedi per cantare le tue lodi. Tu sei la figlia prediletta del Padre, la Madre del Verbo Incarnato, il Tempio dello Spirito. Tu sei la Vergine scelta dall'eternità a collaborare all'opera della nostra salvezza: chiedi per noi al tuo Figlio Gesù una fede forte, una speranza solida, una carità generosa.

Vergine Madre, affidiamo alla tua protezione tutte le mamme che ti supplicano per l'integrità della prole e per un parto felice, perché la vita che portano in gremo sia preservata da ogni pericolo.
Concedi loro di tornare ai tuoi piedi con la loro creatura per rendere grazie al Signore che opera meraviglie a chi si affida a Lui con fiducia.

Vergine del Parto, custodisci e difendi con amore tutti i bambini, perché rigenerati dall'acqua del Battesimo e inseriti nella santa madre Chiesa, crescano serenamente pieni di virtù, per diventare testimoni coraggiosi del tuo Figlio Gesù e perseverino, con la grazia dello Spirito Santo, sulla via della santità. Amen.

Ave Maria...
Vergine del Divin Parto - Prega per noi.


Festa: 2a Domenica di Ottobre

Padri Agostiniani - Roma - Via dell Scrofa, 80
Tel. +39 06.68801962

sabato, agosto 11, 2012

Preghiera per ottenere la grazia di una confidenza illimitata

dalle Margherite preziose cavate dall'aurea vita della serva di Dio Suor Benigna Consolata Ferrero della Visitazione di Santa Maria, morta in Como il 1° Settembre 1916, primo Venerdì del mese.

Mio dolcissimo Gesù, Dio infinitamente misericordioso, Padre tenerissimo delle anime, e in modo particolare delle più deboli, delle più miserabili, delle più inferme, che porti con una tenerezza speciale fra le tue braccia divine, vengo a Te, per chiederti, per l'amore e per i meriti del tuo Sacro Cuore, la grazia di confidare in Te, per chiederti la grazia di sempre più confidare nella tua misericordiosa bontà, per chiederti la grazia di riposarmi sicuramente, per il tempo e per l'eternità, nelle tue amorose braccia divine.

Con approvazione ecclesiastica - Reimprimatur - Comi, 25 Martii 1960.
+ Felix Bonomini Ep. Com.

Chi riceve grazie per intercessione della Serva di Dio, Suor Benigna Consolata Ferrero, è pregato di notificarle al Monastero della Visitazione S. Maria, Via Briantea, 14 - Como.

Margherite preziose cavate dall'aurea vita della Serva di Dio Suor Benigna Consolata Ferrero

della Visitazione di Santa Maria, morta in Como il 1° Settembre 1916, Primo Venerdì del mese. 

"Sto preparando l'opera della mia misericordia; voglio un nuovo risorgimento nella società e voglio che questo sia operato dall'amore." 
"La confidenza è la chiave che apre i tesori della mia infinita misericordia." 
"Tu non puoi credere il piacere che Io provo nel farla da Salvatore; è tutto il mio contento e faccio appunto i più bei capolavori dalle anime che ho tolto più dal basso, più dal fango. Una volta che i peccati sono perdonati si convertono per l'anima, che li ha commessi, in fonti di grazie, perché sono fonti perenni di umiltà..." 
"Sai qual è la strada che conduce più presto al Paradiso?... È la speranza nei miei meriti e la fedeltà alla grazia..." 
"È certo che cento peccati mi offendono più di uno; ma se questo uno fosse di diffidenza, mi ferirebbe il cuore più che cento altri, perché la diffidenza ferisce il mio Cuore nel più intimo: amo tanto gli uomini!" 
"Si ha un' idea troppo piccola della bontà di Dio, della sua misericordia, del suo amore verso le creature: si misura Dio con le creature, e Dio non è limitato, e quindi non è limitata neppure la sua bontà. Oh! poter usufruire d'un Dio e non farlo!... e perché non lo si fa? perché nel mondo non lo si conosce. Io sono un tesoro infinito messo dal mio Eterno Padre a disposizione di tutti: le mie creature mi rifiutano, ma con quanto loro danno, lo comprenderanno solo nella eternità." 
"Io non mi annoio punto di trovare miserie, purché trovi una buona volontà; quando c'è questa, c'è la materia di lavorare. Il mio amore si nutre di consumare miserie e l'anima che ne porta di più, purché sia con cuore contrito ed umiliato, è quella che mi piace di più, perché mi da più occasione di esercitare il mio ufficio di buon Salvatore. Ma ciò che voglio dirti, lo concentro in poche parole, ed è questo: che l'anima non abbia mai paura di Dio, che Dio è sempre pronto ad usare misericordia e che il più gran piacere che possa avere il Cuore del tuo Gesù è quello di poter condurre al suo Eterno Padre il più gran numero di peccatori che sia possibile. Sono queste le mie glorie, i miei gioielli; io li amo tanto i poveri peccatori! Senti, mia sposa, scrivi questo. Se mi vuoi fare un piacere grande è di credere al mio amore: se me lo vuoi fare più grande, è di credere di più, e per farmelo grandissimo è di non mettere limiti a questa fede nel mio amore." 
"Tutto il segreto della santità sta in queste due parole: diffidare e confidare. Diffidare di te sempre, e poi non fermarti lì, ma salire subito nella confidenza del tuo Dio, perché se Io sono buono con tutti, sono buonissimo con le anime che confidano in Me. - Sai quali sono le anime che godono di più di questa mia bontà? quelle che confidano di più. Le anime confidenti sono le ladre delle mie grazie. Scrivi adunque che il gusto che Io provo in un'anima confidente è indicibile." 
"La principal cosa che desidero si sappia, è che Io sono tutto amore, che la più gran pena che si potrebbe fare al mio Cuore sarebbe di dubitare della mia bontà. Il mio Cuore non solo compatisce, ma si rallegra quanto più ha da riparare, purché non vi sia malizia... Se tu sapessi il lavoro che farei in un'anima, anche piena di miserie, purché mi lasciasse fare!... L'amore non ha bisogno di niente, ha solo bisogno di non trovare resistenza, e spesso tutto quello che cerco da un'anima, per farne una santa, è solo che mi lasci fare! Le imperfezioni che vi sono in una anima, quando non sono dall'anima amate, non mi dispiacciono, ma attirano la compassione del mio Cuore. Io amo tanto le anima!... Le imperfezioni devono servire ad un'anima, come tante gradini di una scala per salire a Dio mediante l'umiltà, la confidenza e l'amore. Io mi abbasso verso l'anima che si umilia e vado a cercarla nel suo niente, per unirla a Me." 
"Come il fuoco si nutre di combustibile, così la mia misericordia si nutre di consumare miserie, e più ne trova da consumare, tanto più cresce, appunto come fa il fuoco che si accresce sempre più, a misura che vi si getta roba sopra. Oh, se si potesse conoscere quanto Io amo gli uomini, e quanto il mio Cuore gode che si creda a questo amore! Si crede troppo poco, si crede troppo poco, troppo poco." 
"Tutto contribuisce a lavorare una anima, tutto; anche le sue stesse imperfezioni sono nelle mie mani divine come tante pietre preziose, perché le cambio in atti di umiltà che porto quell'anima a fare... Se quei che edificano le case potessero mutare i rottami e tutto ciò che ingombra in tanto materiale da costruzione, quanto si stimerebbero felici!... Ebbene l'anima fedele lo può, col mio divino aiuto, e le mancanze stesse più gravi e vergognose diventano pietre fondamentali dell'edifizio della sua perfezione." 
"Sappi per te e per tante anime che se si vuole ottenere una virtù soda, bisogna attenderla dal Cuore di Gesù. Chi vuol avere la salvezza non ha che da venirsi a rifugiare in quest'arca benedetta; da qui si contempla la tempesta senza venirne scossi, senza esserne minacciati. Oh sposa! Tu insegna a tutti il luogo di rifugio, che hai scelto per tua perpetua dimore, fa la carità di ammaestrare anche gli altri, affinché mi vengano a trovare. Io ho tesori di grazie per tutti, chi viene ne porta via." 
"Oh mia sposa, fatti l'Apostola del mio Amore! grida forte che ti senta tutto il mondo, che Io ho fame, che ho sete, ch'Io muoio dal desiderio di essere ricevuto dalle mie creature. Sono nel Sacramento del mio Amore per le mie creature, ed esse ne fanno sì poco conto!"
"Quel che mi fa pena più di tutto è vedere l'indifferenza, che le creature hanno per Me, l'odio... mi fuggono come se Io fossi un assassino, un malvivente, un ladro, che volessi togliere loro la roba, e invece vorrei darne loro, ma non posso perché non vogliono... Mia sposa, ho sete dell'amore delle mie creature! I Serafini mi amano tanto, i Santi mi amano tanto... il loro amore è più puro e più perfetto... Io ho tanto amore in cielo, ma vengo a cercarlo in terra, perché in terra è libero... Mia sposa, Io ho una cuore umano, ed Io amo gli uomini perché sono miei fratelli; si, si, sono miei fratelli gli uomini..." 
"Un' anima umile ha un tale potere sul Cuore di Dio che basta una veramente umile a disarmare la mia giustizia che non mille peccatori ad armarla." 
"Un' anima consacrata dall'amore diventa leggera, perché l'amore la spoglia della volontà, del giudizio, dei desideri. Un'anima così spogliata forma la mia delizia, ed Io di queste anime me ne formo un esercito per salvare il mondo. Il mondo corre a precipizio, ma io lo fermerò nella sua corsa vertiginosa con questo piccolo drappello di anime generose, che combatteranno sotto la mia scorta." 
"Le tue miserie?... Vendile alla mia misericordia." 
"Oh! se sapessero gli uomini quanto Io godo nel dispensare i celesti favori a chi me li domanda, non sarebbero sì ritrosi a venire a Me!" "Il mio Cuore ha da essere la salvezza di tutto il mondo, la salvezza di tutti colore che lo cercano e che lo conoscono." 

Con approvazione ecclesiastica - Reimprimatur - Comi, 25 Martii 1960. + Felix Bonomini Ep. Com. Chi riceve grazie per intercessione della Serva di Dio, Suor Benigna Consolata Ferrero, è pregato di notificarle al Monastero della Visitazione S. Maria, Via Briantea, 14 - Como.

mercoledì, marzo 03, 2010

Le Campane di S. Pietro in Vaticano

mercoledì, giugno 10, 2009

Basilica Santuario S. Luigi Gonzaga

San Luigi Gonzaga, Teschio del Santo

Castiglione delle Stiviere (Mantova)

Teschio del Santo - Crâne du Saint - Skull of the Saint - Schädel des Heiligen

Orazione a S. Luigi Gonzaga

San Luigi GonzagaO amabile San Luigi, la cui illibata purezza rese simile agli Angeli, e l'ardente amore a Dio eguagliò ai Serafini del Cielo, volgete su di me uno sguardo di misericordia. Voi vedete quanti nemici mi attornano, quante occasioni insidiano all'anima mia, e come la freddezza del mio amore a Dio mi metta a pericolo di offenderlo ad ogni pié sospinto e di allontanarmi da Lui, lasciandomi adescare ai fallaci piaceri di terra. Salvatemi Voi, o gran Santo... a Voi mi affido. Impetratemi Voi ardente amore a Gesù Sacramentato ed ottenetemi grazia ch'io sempre mi accosti al Banchetto Eucaristico con cuore puro e contrito, ripieno di fede viva ed umiltà profonda. Le mie comunioni allora saranno, come le furono per Voi, potente farmaco d'immortalità, soave profumo dell'eterno bacio di Dio. (P.A.)

Con approvazione ecclesiastica

lunedì, giugno 08, 2009

martedì, maggio 05, 2009

Gebet zum heiligen Leonhard von Porto Maurizio

S. Leonardo da Porto Maurizio

Edelster Held des Glaubens und neuer Apostel Italiens, hl. Leonhard! Hingeworfen vor dir, flehe ich um deinen mächtigen Schutz. Du genießest jetzt im Himmel den Lohn deiner heroischen Tugenden. Lege bei Gott Fürsprache ein für mich, der ich meines ewigen Heiles noch ungewiss, auf dieser Erde in bitterer Verbannung umherirre. Du besaßest einen so feurigen Eifer für das Heil der Seelen. Erbitte mir die Gnade, meine Sünden aufrichtig zu beweinen, sie durch heilsamen Buße zu sühnen und mein Leben standhaft zu beessern. Erlangemir vom gütigen Gott lebendigen Glauben, feste Hoffnung und brennende Liebe, so dass ich die Wirkungender göttlichen Barmherzigkeit im Leben und im Tode an mir erfahren möge. Amen.
Vater unser. Gegrüßt seist. Ehre sei dem Vater... für die Bekehrung der armen Sünder.

Mit Erlaubnis der kirchlichen Obrigkeit

mercoledì, marzo 18, 2009

Der heilige Kapuzinerbruder Ignatius von Laconi

Heiliger Ignatius von LaconiGEBET: Heiliger Bruder Ignatius! Der liebe Gott belohnte deine feurige Gottesliebe und nimmermüde Nächstenliebe mit himmlischer Herrlichkeit. Ich flehe in meinen Anliegen um deine mächtige Fürbitte. Du konntest im Leben nicht anders, als helfen und trösten. So viele Arme, Gottentfremdete, Kranke und besonders besorgte Mütter durften deine Hilfe erfahren. In seliger Anschauung Gottes vermagst du heute noch viel mehr. So hilf auch mir, ich vertraue auf dich. Amen.

Mit kirchlicher Druckbewilligung.

lunedì, marzo 09, 2009

Der heilige Peregrin Laziosi - Patron der Krebskranken und chronisch Leidenden

Leben des Heiligen Peregrin Laziosi (1265 - 1345)

Hl. Peregrin Laziosi, Patron der Krebskranken und chronisch Kranken1283, als Philippus Benitius. Ordensgeneral der Diener Mariens, versuchte, die Bürger von Forlì zum Gehorsam gegenüber dem Papst zurückzuführen, wurde er mit Schimpf und Schlägen aus der Stadt vertrieben. während Philippus für jene betete, die ihn schlugen,bereute der 18jährige Peregrin Laziosi seine Tat, da er einer von jenen war und eilte dem Heiligen nach, um Philipp reumütig um Verzeihung zu bitten, die dieser ihm großherzig gewährte. Dies bewirkte bei Peregrin eine tiefe und radikale Bekehrung und er bat mit wachsendem Eifer die allerseligste Jungfrau, ihm den Weg des Heiles zu zeigen. Der Eingebung des Hl. Geistes folgend, empfing er bald im Kloster Siena das Kleid des Servitenordens und weihte sich mit großem Eifer dem Dienst der Jungfrau. Seine Liebe zu Gott und zu maria trieb ihn zur stetigen Betrachtung in Gebet, Psalmen und Liedern. In der Linderung der Not der Armen war er von großer Nächstenliebe beseelt.
Mit 40 Jahren erkrankte er an einem Venenleiden, verbunden mit einem Knochentumor. Nach der Untersuchung beschloss der Arzt Paulus Salatius mit Zustimmung der Mitbrüder, das Bein abzunehmen.
In der Nacht vor der Operation schleppte sich Peregrin in den Kapitelsaal, um vor dem Bild des Gekreuzigten zu beten. Im Gebet sah er, wie sich Jesus vom Kreuz herabneigte und sein Bein heilte (siehe Bild). Als am Morgen der Arzt zur Amputation kam, fand er das Bein völlig unversehrt und geheilt.
Peregrin Laziosi wurde von Tag zu Tag vollkommener bis er 80jährig zu Gott heimkehrte.

Gebet zu Jesus, dem Gekreuzigten, in Krankheit

Jesus, unser Heiland!
An deinem gekreuzigten Leib trägst du die Leiden der Welt. Krank am Leib und mit bedrücktem Herzen komme ich zu dir. Wie sich einst der heilige Peregrin mit seinem wehen Bein zu dienen Füßen schleppte, komme ich heute zu dir. Mit ihm und wie er bitte ich: "Jesus, Sohn Davids, wie du den Aussätzigen rein gemacht und dem Blinden das Augenlicht gegeben hast, erbarme dich meiner." Du kennst meine Not, du siehst meine Bedrängnis, so sag ichvoll Vertrauen: "Herr, wenn du willst, kannst du mich heilen." Berühre mich mit deiner Hand, wie du die Wunde des Heiligen Peregrin berührt hast, damit mein kranker Leib Gesundheit wiedergewinne. Dir, o Jesus, dem Gekreuzigten und Auferstandenen, sei alle Ehre und Herrlichkeit in alle Ewigkeit. Amen.

Bitte an Maria für junge Menschen

Heilige Maria, du Mutter, Wegweiserin und Herrin des lieben, heiligen Peregrin, ich komme zu dir, wie er vertrauensvoll zu dir gekommen ist. Jungfrau der Verkündigung, Frau des neuen Bundes: Hilf den jungen Menschen, den Plan Gottes für ihr Leben zu erkennen und zu verwirklichen. Hilf ihnen, immer den Willen Gottes zu erfüllen. Mutter und Gefährtin des Gekreuzigten, Schwester auf dem Pilgerweg des Glaubens: Stütze die jungen Menschen in den Prüfungen des Lebens, stärke sie in Krankheit und Leiden, sei ihnen nahe in jeder Stunde! Heilige Jungfrau, in den Himmel aufgenommen: Beleite sie auf ihrem täglichen Weg zum Heil und zum Himmel, wo es keine Trauer, keine Tränen und kein Leid mehr geben wird. Amen.

Zum heiligen Peregrin für eine(n) Kranke(n)

Heiliger Peregrin, vertrauensvoll wenden wir uns an dich, damit du Fürsprache einlegst für unseren schwerkranken Bruder (unsere schwerkranke Schwester) ...
Du standest beim Kreuz des Herrn und lebst nun im ewigen Licht des Himmels! Bitte den auferstandenen Herrn, dass er seine milde Hand über ... breite und in (sie) von der Krankheit heile, unter der er (sie) leidet.
Du treuer Diener der Heiligen Jungfrau, bitte den Herrn der Herrlichkeit für ...
Der Herr möge die Macht seiner heilbringenden Liebe an ihm (ihr) erweisen und ihn (sie) von allen Leiden befreien.
Heiliger Peregrin, höre unser Gebet. Lege für unsere(n) liebe(n) ... Fürsprache ein, wie der Hauptmann des Evangeliums für seinen Knecht, wie Martha und Maria für ihren Bruder Lazarus, wie Maria für die Brautleute in Kana, damit ... die Wirkkraft deines Schutzes über die Armen und Kranken erfahre. Amen.

Zum heiligen Peregrin, dem sanftmütigen Jünger Christi

Heiliger Peregrin, unser Bruder und Freund, treuer Diener der Königin der Barmherzigkeit, höre gütig auf unsere Bitten.
In der Nachfolge Christi hast du dein ungezügeltes Temperament im beharrlichen Streben nach den Seligpreisungen des Evangeliums gezügelt: Bitte beim Herrn für uns, dass er alle Rachsucht, Zorn, Wut und alles blinde und verheerende Nachtragen von uns fernhalte.
Erlange uns, heiliger Peregrin, die Gnade, Anteil zu haben an der Sanftmut Christi, damit unser Denken wohlwollend und unser Wort versöhnend sei; dass unser Blick gütig sei und gelassen unser Benehmen, dass unsere Vorsätze friedvoll seien und nur das Gute in unserer Erinnerung bleibe. Nimm an, heiliger Peregrin, unser Lob und unsere Bitte, der du im wahren "Land der Verheißung", dem glorreichen Erbe des Vaters, des Sohnes und des Heiligen Geistes lebst in Ewigkeit. Amen.

Wallfahrtsort Maria Weissenstein, I-39050 Deutschnofen (BZ) - Tel. 0471 615165 - http://www.weissenstein.it; e-mail: maria@weissenstein.it

giovedì, gennaio 22, 2009

Suor Anna Lapini - geborene Fiorelli

Anna Maria Fiorelli LapiniAm 27. Mai 1809 wurde sie als Kind einer einfachen Familie geboren. 1833 verzichtet sie, auf Wunsch ihre Eltern und nach dem Rat ihres Beichtvaters, auf ihre Absicht, sich Gott im Ordensstand zu weihen, und heiratete Giovanni Lapini. Schon 1842 wurde sie Witwe.
Nachdem sie ihre erste Absicht wieder aufgenommen hatte, sieht man sie bereits 1844 durch die Straßen von Florenz gehen, gedrängt vom Eifer "allen alles zu sein".
Als Tochter des heiligen Franziskus von Assisi fühlt sie sich in der großen Liebe zum "Gekreuzigten" ständig zu den "Gekreuzigten", den Geringsten ihrer Zeit gesandt.
Als sie am 15. April 1860 starb, bestanden bereits 37 Kommunitäten mit dem Auftrag, den Nächsten zu dienen; vor allem der Frau des Volkes, ohne Bezahlung zu empfangen; den eigenen Lebensunterhalt durch "die tägliche Arbeit zu bestreiten, ohne jede Absicherung; ein Leben der Gemeinschaft zu führen nach dem "Beispiel des heiligen Franziskus", als er begann, mit seinen Brüdern zusammenzuleben.

Zur Mitteilung von Gebetserhörungen wende man sich an:
Suore Stimmatine, Via del Forte Trionfale, 26, I-00135 Roma (Italia) - Tel. (06) 33.49.92

GEBET

Vater, durch Deinen Geist erweckst Du zu allen Zeiten treue Diener zur Verwirklichung Deines Heilsplanes. Wir danken Dir, dass Du Schwester Anna Lapini eine besondere Liebe zu Deinem gekreuzigten Sohne Jesus geschenkt hast, den sie geliebt und dem sie gedient hat in den "wahrhaft Stigmatisierten" ihrer Zeit: den Ärmsten und Verlassensten. Gewähre auch uns diesen wahren und tatkräftigen Eifer. Durch ihre Fürsprache bitten wir Dich um die Gnade..., die uns sehr am Herzen liegt. Amen.

venerdì, luglio 25, 2008

Maria Weißenstein in Südtirol

Kurze Geschichte des Ursprunges der berühmten Wallfahrt zur schmerzhaften Mutter Gottes Maria zu Weißenstein in Südtirol

Maria Weissenstein, 3. Säkularfeier 1853Weißenstein, eine der höheren südöstlich von der Handelsstadt Bozen, und 4 leichte Stunden ober Leifers liegende Alpengegend, hat seinen Namen von den weißen Felsenwänden, die sich in seinem Hintergrunde erheben, und sich bis zum Joche Grimm hinziehen. In dieser Alpengegend lebte vor 300 Jahren ein wackerer Landmann Leonhard; er war Besitzer eines ausgedehnten Gutes, und weil sich sein Haus an den Abhang einer weißen Felsenwand lehnte, wurde er gewöhnlich der Weißensteiner genannt, welchen Zunamen noch Viele in der Umgegend heute zu Tage führen. Dieser einfältige, gerade und gerechte, und von seinen Nachbarn darum geehrte Mann gerieth aus unbekannten Ursachen in einen Wahnsinn, er sich öfters zur Raßerei steigerte, daß seine eigene Familie sich gezwungen sah, ihn 3 Jahre lang einzuschließen. In den engen düstern Mauern des Gefängnisses, worin er mit Ketten gebunden lag, kehrte bisweilen, wie er später es selbst bekannt haben soll, sein Bewußtsein zurück, und in diesen lichten Augenblicken kam ihm jedesmal vor, als würde ihm von der gebenedeiten Gottes-Mutter der Auftrag gegeben, auf der Höhe, wo seine Wohnung stand, ihr zur Ehren eine Kapelle zu erbauen. Leonhard achtete des ihm von selber gegebenen Auftrages nicht, die Augenblicke seines geistigen Dämmerlichtes verschwanden allmählig, und der Wahnsinn steigerte sich bis zur Tobsucht. In einem heftigen Anfalle von Tobsucht war es ihm einmal sogar gelungen, der Ketten los zu werden, und aus dem Gefängnisse zu entfliehen. Er floh in den nahen an sein Haus stoßenden Wald nun die Einsiedelei genannt, der von allen Seiten von felsigen Abgründen umgeben ist; da hatte er das Unglück hinunterzustürzen ohne eine Schaden zu nehmen, er schien vielmehr von seinem Irrsinn völlig genesen. Als er aber einen Ausgang suchte, um wieder nach Hause zu kommen, soll ihm die Gottesmutter erschienen sein ihn tröstet, und ihm eine völlige und beständige Gesundheit versprochen haben mit der Versicherung, daß seine Angehörigen ihn nach neuntätigem bangen Suchen allhier finden, und er während dieser Tage weder der Speise und des Trankes noch des Trostes ermangeln würde. Als ihn die Seinen nach langem allortigen Suchen wirklich am neunten Tage ganz unverletzt, gesund und von allem Irrsinn befreit gefunden, und mit Freuden nach Hause geführt hatten, erzählte er ihnen seine wunderbare Rettung, wie oft ihm Maria erschienen, wie sie ihn getröstet, und wunderbar erhalten habe. Nach Hause zurückgekehrt betrieb er die Geschäfte des Hauswesens, das während seiner Geisteskrankheit stark gelitten hatte, wieder mit solcher Sorgfalt, daß sich sein Wohlstand in Kürze steigerte. Die Sorge für das Zeitliche lies ihn aber den ihm von der Mutter Gottes gegebenen Auftrag, zu ihrer Ehre eine Kapelle zu bauen, vergessen: daher fiel er wieder in den vorigen Irrsinn und Raserei. Als er jedoch von diesem Rückfalle wieder zu sich gekommen war, gedachte er mit Ernst an den Auftrag der Himmelskönigin. Er säumte nun nicht mehr, ging an den Ort, wo ihm Maria die Kapelle zu bauen befohle, nahe bei seinem Hause, wo öfters ein ungewöhnliches Licht zur Nachtzeit gesehen worden sein soll. Es war im Jahre 1553, da griff er eifrig an das Werk, und während er, um den Grund zum Unterbau zu graben, den Boden aufschaufelte fand er in geringer Tiefe ein aus weißem Stein niedlich gearbeitetes kleines Bild, welches die schmerzenreiche Mutter darstellt. Wie dieß Bild an diesen Ort gekommen, ist ganz unbekannt. Leonhard wurde durch dieses gefundene Bildniß sehr erfreut. Die Kunde davon verbreitete sich schnell in der ganzen Umgegend, es fanden sich viele hilfreiche Hände, der Bau der kleinen Kapelle, wie selber noch jetzt linker Hand im Vorhofe der hiesigen Kirche zu sehen ist, war in kurzer Zeit vollendet, das gefundene Bild in derselben aufbewahrt und verehrt. Zum Gebet pflegte der fromme Leonhard gewöhnlich das Volk durch ein kleines Glöcklein zu versammeln, welches nachher noch immer den Namen Leonhards-Glöcklein hatte. Weiters ist von dem Leonhard Weißensteiner nichts bekannt, als daß er nachdem gefundenen schmerzhaften Bildnisse und der Erbauung der Kapelle seiner Haushaltung entsagt, ein eifriger Diener Mariens geworden, und bis an sein Lebensende im Dienste Mariens ausgeharrt habe. Er soll in der Curatie Petersberg begraben liegen.
Maria Weissenstein, 3. Säkularfeier 1853Die Andacht zur schmerzhaften Mutter Gottes verminderte sich nach dem Tode ihres eifrigen Dieners Leonhard nicht, sie vermehrte sich vielmehr immer mehr, und jedes Jahr stieg die Zahl der Wallfahrer, die von weiter Ferne nach Weißenstein kamen, Marien ihre geistigen und leiblichen Anliegen zu klagen; besonders haben viele Gemüthskranke allda ihre Genesung wieder erlangt. Weil nun die zuerst von Leonhard erbaute Kapelle bald zu klein wurde, so wurde im Jahre 1561 zu selber eine Kirche hinzugebaut, die auch bald wieder wegen dem immer häufigeren Besuche zu klein wurde. Daher wurde selbe 1638 abgebrochen, und durch milde Beiträge der Wallfahrer die gegenwärtige Kirche aufgeführt, die im Jahre 1654 von innen vollendet, und 1673 eingeweiht wurde. Die geistlichen Bedürfnisse der Wallfahrer besorgte durch viele Jahre ein Benefiziat bis 1718, in welchem Jahre durch päpstliche und kaiserliche Bewilligung, und Bestätigung von Seite des Hochwürdigsten Domkapitels zu Trient und der gräflichen Khuen'schen Gerichtsherrschaft zu Deutschnofen der Orden der Diener Mariens am 24. November eingeführt wurde. Die ersten Ordenspriester fingen schon 1719 das Klostergebäude an, welches in 3 Jahren vollendet wurde. Der Orden erbaute selbst theils durch Beiträge der übrigen Klöster nicht nur der Tiroler Provinz, sondern auch der von Böhmen und Oesterreich, theils durch Sammlungen und freiwillige Beiträge von Wohlthätern, unter denen besonders die Stadt Bozen obenan zu stehen verdient. Für den Unterhalt der Ordenspriester und der Kirche wurden verschiedene Stiftungen gemacht, von denen nur Johann Paul und Maria Wittwe von Ingram, Johann Graf von Khuen, Johann von Gumer, Anna von Wißenegg, Franz von Kager und Michael Zenner erwähnt werden. Da im Jahre 1753 das zweite Säkulum der Erfindung gefeiert wurde, wurde die Kirche erneuert und verschönert. Als das Kloster 1787 aufgehoben wurde, wurde selbes sammt den zwei Höfen und der Kirche um den Pries gegen 8000 Gulden von einem Privaten zu Bozen ersteigert, der aber freiwillig vieles zerstörte, vieles vernachlässigte, und dadurch doch verhinderte, daß es nicht eine vollständige Ruine wurde, wie es sonst mit den hochgelegenen Klöstern zu thun beantragt war. Im Jahre 1836 brachte der Serviten-Orden das Kloster, durch milde Beträge unterstützt, wieder käuflich an sich, und unterließ nicht, nach Kräften Kirche und Kloster zu restauriren, und würde der durch Brand verursache Bau der Oekonomiegebäude seine Kräfte nicht zu sehr erschöpft habe, so würde die Renovirung noch weiter vorgeschritten sein. Dessen ungeachtet wurde zur würdigen Feier des dritten Säkulums der Hochaltar neu gefaßt und vergoldet, auch eine neue Orgel angeschafft und somit das Möglichste gethan, um auf würdige Weise die Erinnerung an die duch 300 Jahre an diesem Orte ertheilten Gnaden der Schmerzensmutter zu begehen.

Aus: Kurze Geschichte und Gebete zur schmerzhaften Mutter Gottes Maria Weißenstein. Ein Andenken an die dritte Säkularfeier seit Auffindung des Gnadenbildes gehalten vom 16. bis einschließlich 24. August 1853. Bozen. Druck und Verlag der J. Eberle'schen Buchdruckerei.

martedì, luglio 22, 2008

Die Kirche von Heilig Geist im Tauferer Ahrntal

Heilig Geist, DreifaltigkeitDie Kirche von Heilig Geist ist in ein enges Hochgebirgstal hinein gestellt, wird aber durch einen dahinter aufragenden Felsen vor den Lawinen geschützt, die vom steilen Hang dahinter abgehen und sie bedrohen. Zwischen Kirche und Felsen bleibt eine schmale Öffnung, durch die man früher durchkroch und so nach allgemeiner Überzeugung die Sünden abstreifte, die man auf sich geladen hatte. Die Kirche wurde am 22. Juni 1455 vom Brixner Fürstbischof und Kardinal Nikolaus Cusanus geweiht. Man nimmt allgemein an, an der Stelle habe bereits vorher eine Kirche gestanden, die in erster Linie von den Leuten, die über den Krimmler Tauern ins Salzburgische hinüber gingen oder von dort kamen, besucht wurde. Um die Kirche herum sollen die toten Jochgänger begraben worden sein, die das Hochgebirge seit jeher gefordert hat.

Das Gnadenbild, dessentwegen die vielen Pilger nach Heilig Geist kamen und kommen, stellt die Heilige Dreifaltigkeit dar. Es handelt sich dabei - wie das bei Bildern,die vom Volke besonders verehrt werden, häufig zu beobachten ist, - um keine künsterlisch besonders wertvolle Darstellung. Fachleute vermuten eine barocke Kopie eines Originals, das aus dem 14. Jahrhundert stammte, aber veloren ist. Der Sage nach wurde das Bild schon seit unvordenklichen Zeiten hoch verehrt, weil es Mensch und Tier von Krankheiten heilte. Als es der Pfarrer von Ahrn einst, um den Aberglauben zu bekämpfen, der um das Bild entstanden war, aus der Kirche nahm und im Widum von St. Johann in einen Schrank verschloss, verschwand es dort über Nacht und stand am Morgen wieder in der Kirche von Heilig Geist.

Heilig Geist, KruzifixEin ähnlich geheimnisvoller Kultgegenstand, der auch in der Kirche von Heilig Geist aufbewahrt wird, ist das durchschossene Kreuz.
Der Legende nach stand es einst als Wegkreuz in der Nähe der Kirche und wurde von einem Schützen, der zu einem Wettschießen in den Pinzgau hinüber ging, als Zielscheibe benutzt. Auf dem Rückweg tötete der Stier, den er beim Wettschießen als Best gewonnen hatte, den Schützen genau an der Stelle, wo er frevelnd auf das Kreuz geschossen hatte. Dieser Herrgott mit den drei Schusslöchern in der Brust wird von den Ahrntalern jedes Jahr nach Ehrenburg mitgetragen, wenn sie sich von Prettau dorthin auf den Kreuzgang aufmachen.

Aus: Heilig Geist - Pilgerführer (Pilgerführer durch das Tauferer Ahrntal nach Heilig Geist). Herausgeber: Pfarre Prettau, 2005

mercoledì, luglio 16, 2008

Der heilige Laurentius von Brindisi

Der hl. Laurentius von BrindisiDer heilige Lorenz von Brindisi trat, nachdem er zu Venedig schon als Student ein Leben der Unschuld und Buße geführt, im Alter von 16 Jahren in den Kapuzinerorden. Das Noviziat vollendete er in Verona, worauf er nach Padua geschickt wurde zur Weiterbildung in den Wissenschaften. Man staunte über die tiefe Frömmigkeit und das glänzende Talent. In allen Wissenschaften, besonders der Sprachenkunde, zeigte er großes Wissen. "Ich könnte die ganze heilige Schrift hebräisch Wort für Wort wiedergeben", äußerte er sich, ein solches Gedächtnis hatte er. 1583 empfing er die Priesterweihe, von wo an er seinen wahrhaft apostolischen Seeleneifer entfaltete. Der Erfolg seiner Predigten war staunenswert. Selbst das störrische Judenvolk, von dem er viele bekehrte, hegte Verehrung für den Kapuziner, weshalb ihn Klemens VIII. nach Rom berief, die dortigen Juden zu bekehren. Er war es auch der den Kapuzinerorden nach Deutschland verpflanzte. 1601 feierte ihn Österreich als Sieger in der Türkenschlacht bei Stuhlweißenburg. Ein Jahr darauf wird er zum Ordensgeneral erwählt, als welcher er alle Provinzen zu Fuß durchreiste und überall widerhallte der Ruf, "der hl. General". Nicht bloß beim Volke, auch in Rom stand er in großem Ansehen; es ehrte ihn der hl. Vater und der gelehrte Bellarmin zog ihn sogar zu Rate. Pius VI. und Leo XIII. haben es vorzüglich dem hl. Lorenz zugeschrieben, dass in Süddeutschland der Protestantismus nicht so ausgebreitet wurde, wie im Norden. - In Villafranca ruhen seine Gebeine.

Mit Druckbewilligung des Hochw. Bischof von Chur

mercoledì, giugno 25, 2008

Sacerdote Dolindo Ruotolo

Sac. Dolindo Ruotolo, Napolinato a Napoli il 6 ottobre 1882 morto in concetto di santità il 19-11-1970, sepolto nella Parrocchia di Maria SS.ma di Lourdes e San Giuseppe - Via Salvatore Tommasi - Napoli

Gesù all'anima:

La scala del Cielo è la mia Volontà. La via per raggiungere la mia Volontà è l'abbandono e la fiducia nelle piccole cose; la via della fiducia è il pensare poco a quello che è successo e a quello che può succedere.
A che scopo pensare al passato che non è più? A che scopo pensare al futuro che non dipende da voi?
Riposate in me compiendo fedelmente ogni proprio dovere, facendo tutto quello che dipende da voi nel momento nel quale dovete operare: ecco il segreto della pace interna e quindi del fervore dell'anima.
Non vi è fervore senza calma e non vi è calma senza pieno abbandono in me...
(Da uno scritto del Sac. Dolindo Ruotolo)

Gesù all'anima:

Quando crederai il mondo abbandonato ai prepotenti e ai tiranni, e tutto schierato contro la Chiesa, allora sappi che il trono del mostro è minato e che si dissolve in un baleno per una pietruzza dal monte che lo percuote. Lasciami fare perché io armonizzo la libertà e le esigenze della divina gloria, e lascio il corso agli uomini cattivi per poi trarne la divina gloria. Anche nel piccolo lo vedrai, perché certi violenti spariranno dalla sera al mattino e le famiglie riacquisteranno la pace e la prosperità.
Adora Dio e lascia a Lui, che tutto vede e dispone e permette, la cura del pacifico ordine del mondo. Lasciati dunque portare anche tu dalle misteriose vie della sua Provvidenza e prega...
Oh la preghiera! Prega, prega, prega e sii certo di operare pregando, perché la più potente della azioni è la preghiera.
(Da uno scritto del Sac. Dolindo Ruotolo)

Per richiesta di notizie:
Apostolato Stampa, Vico Strettola Santa Teresa degli Scalzi n°4, I-80135 Napoli

sabato, marzo 15, 2008

Der selige Heimgang des hl. Franziskus von Assisi

Tod des hl. Franziskus von AssisiAls der hl. Franziskus sein Lebensende herannahen fühlte, ließ er sich von Assisi nach Portiunkula tragen. Da, wo er den Geist der Gnade erhalten, wollte er dem Schöpfer seinen Geist zurückgeben. Er ließ sich, nur mit dem Notwendigsten bekleidet, auf die bloße Erde legen und mit Asche bestreuen, nahm von seinem P. Guardian noch leihweise einen Ordenshabit, verdeckte mit seiner linken Hand die Seitenwunde, richtete sein Auge zum Himmel, wohin sein Sehnen ging. An die versammelten Brüder des Hauses richtete Franzskus noch Worte der Ermahnung, diktierte sein geistliches Testament, ließ sich aus dem Evangelium vorlesen und dann Psalm 141: "Mit meiner Stimme rufe ich zum Herrn!" vorsingen, den er selbst mitbetete. Bei den Schlußworten des Psalms: "Führe meine Seele aus dem Kerker, damit ich Deinen Namen preise: Die Gerechten warten meiner, bis Du mir wohltuest" - hauchte er seine Seele aus und ging zum Vater heim. St. Franzskus "starb 1126, im 20. Jahre seiner Bekehrung und im 45. Jahre seines Alters, an einem Samstage, 3. Oktober, nach Sonnenuntergang, wo nach damaliger Zählungsweise der 4. Oktober bereits begonnen hatte."
"Selig sind die Toten, die im Herrn sterben." Selig sind die Franziskuskinder, die, der Welt abgestorben, dem Herrn leben und, die Welt verlassend, im Herrn sterben.

Mit Erlaubnis des Ordensobern. Altötting, den 17. September 1918. P. Franz Seraph a Bogingen, Provinzial - Imprimatur! München, den 28. September 1918. Dr. S. Huber, G.V.

sabato, giugno 30, 2007

Santa Rita da Cascia, venerata nel Santuario dei Padrei Cappuccini, Piacenza

PREGHIERA: Sotto il peso degli affanni e tra le angoscie del dolore, a Te ricorro, gloriosa S. Rita, pieno di fiducia nella tua potente intercessione.
Deh! Tu che fosti da Dio prescelta per Avvocata dei casi più disperati, moviti a compassione del misero stato in cui mi trovo, liberami dalle angustie onde è oppresso il mio cuore e concedimi la grazia desiderata.
Se i miei peccati sono di ostacolo al conseguimento della grazia che ti domando, ottienimi da Dio ravvedimento e perdono.
Che se non piacesse al Signore liberarmi dalle presenti tribolazioni, ottienimi almeno forza e coraggio per poterle sopportare pazientemente a tua imitazione rassegnandomi sempre al suo divino volere. Così sia.

Pater, Ave, Gloria.
Con approvazione Ecclesiastica

venerdì, maggio 11, 2007

Beata Elisabetta Canori-Mora - Madre di Famiglia - Terziaria Trinitaria - Roma (1774-1825)

La Beata Elisabetta Canori-Mora, romana, modello di madre di famiglia cristiana, in mezzo al secolo passato lasciò l'esempio delle più sorprendenti virtù domestiche e dei più eletti doni della grazia. Di famiglia ricchissima, sposa all'avvocato Cristoforo Mora, soffri dopo pochi mesi di matrimonio l'infedeltà del consorte, i dissesti economici, il fallimento, a cui dovette riparare ella stessa, spogliandosi delle proprie gioie e del corredo nuziale. Disprezzata dal marito, minacciata di morte col pugnale alla mano, non lo abbandona, ma l'assiste malato, gli prodiga cure amorevoli, e non cerca altro che la conversione di lui, la quale avviene solo dopo la sua morte. Vivendo in mezzo di numerosa famiglia tra le cognate, la suocera, ed altri congiunti, umile e dimessa dà l'esempio della più invitta, eroica pazienza cristiana, fatta segno fino agli scherni della servitù, senza mai menarne lamento, nè cercare che si cambiasse a lei tale condizione di cose. Educó santamente le figlie, che fu costretta a mantenere con il lavoro delle proprie mani, e che per varii anni le furono tolte di mano dalle cognate per educarle a modo proprio. Quindi il romanzesco tentativo di fuga delle figlie: la drammatica aggressione del consorte, che essa in ispirito salva da morte sicura: le malattie ed ogni sorta di tribolazioni e di croci affinano e purificano quell'anima, che mostrando una tempra adamantina, ce si presenta poi sotto nuovo meraviglioso aspetto di vittima di espiazione per i peccatori e per il trionfo della Chiesa. Fatta tutta a tutti, si spoglia delle sue vesti per darle ai poveri, e Dio le concede il dono delle grazie e dei miracoli mediante una prodigiosa immagine di Gesù Nazareno. Il Signore prodigò sopra di lei tutti i più singolari carismi che concesse alle Terese, alle Geltrudi, alle Caterine da Siena: spirito di profezia, estasi, ratti, visioni, apparzioni di Angeli, di Santi, della Vergine, dello stesso Uomo Dio, e da ultimo le più sublimi e stupende contemplazioni degli alti misteri della Santissima Trinità, del cui Ordine insigne fu Terziaria, come la sua amica, Beata Anna Maria Taigi. E tutto questo quasi incessantemente in mezzo alle faccende domenstiche, in mezzo alle più grandi tribolazioni, nelle quali si vedeva sempre ilare e giuliva. Non trascurando punto le figlie ed il consorte sebbene infedele, ella negli ultimi dieci anni di vita non vive più che per la salute dei peccatori e per il trionfo della Chiesa. Per questo lotta intrepida con la podestà delle tenebre, che fa di lei aspro governo; ma la Serva di Dio ne trionfa al fine. Dio le promette il futuro trionfo della Chiesa, ed ella in ispirito trattiene nel 1821 il Pontefice Pio VII dal fuggire da Roma, salvando così la Città eterna dall'imminente terribile sciagura di uno scontro tra Austriaci e Napoletani.
Nel gennaio del 1825 incolta da idropisia, dichiarò essere questa la ultima sua infermità predicendo il giorno in cui moriva. Si alzò tutti i giorni fino all'ultimo per ascoltare la Messa nell'Oratorio demestico e ricevervi la santa Comunione. Il 5 febbraio, date le ultime disposizioni, si vesti con gli abiti di Terziaria e si ricompose nel suo giaciglio. Alla sera si scuote, fa avvicinare le figlie, le guarda fissamente, alza gli occhi sereni al cielo e appoggiata dolcemente col collo al braccio delle care figliuole rimane immota, come al solito avveniva, in estasi beata; mentre la bell'anima volava agli eterni riposi nella età di 49 anni, 2 mesi e 15 giorni. Dopo qualche spazio è chiamato ed accorre il Confessore, che dolente deve constatare che era spenta, ed aveva avuto l'assitenza direttamente dal Signore.

Efficace Orazione ispirata alla Ven. Serva di Dio

Eterno Padre, vi offerisco i meriti di Gesù Cristo vostro Figliuolo, millioni di volte in ogni punto della mia vita, ad ogni palpito del mio cuore, per compensare le ingiurie che avete ricevuto da me e da tanti peccatori fratelli miei.
Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Nihil obstat - Salvatore Natucci - S. Fidei Promotor Gen., Romae, 22 Augusti 1930

mercoledì, maggio 09, 2007

Primarbruderschaft des H. Apostels Paulus zur Bekehrung der Sünder

errichtet in der Kirche S. Paolo alle Tre Fontane, Roma:

martedì, maggio 08, 2007

Flora Manfrinati e Nostra Signora Universale

"Temi l'esilio e rifugiati sotto il Mio Manto." - "Io sono la Madre Universale, Mamma di tutti, di tutti i dolori, di tutti i desideri..." - "Ogni volta che l'occhio di creatura si poserà sulla Mia Immagine, avrà la Mia Benedizione."

Visto nulla osta Torino 21 giugno 1957 - Can. Luigi Carnino Revisore - Imprimatur Can. V. Rossi Prov. Gen., Curia Metropolitana Taurinensis - Educatrici Apostole Figlie di N.S. Universale, via S. Francesco da Paola 42 - Torino.

Nata nella bonifica ferrarese, il 7 luglio 1907, ricca di doni naturali e di rara bellezza, a tre anni fu trovata dai familiari, dopo angosciose ricerche, presso la concimaia dove era rimasta, priva di sensi, esposta allo scottante sole di luglio ed alle esalazioni del luogo.
Sul suo corpo, diventato tutto nero, si aprirono piaghe, le quali, invece di guarire, si approfondirono in modo inspiegabile sempre più.
Dio fin da quella tenera età l'aveva chiamata alla sofferenza.
Senza un lamento, Flora, vero piccolo Giobbe, passò i suoi anni giovanili a casa o al mare, dove andava d'estate per cura, tra le sofferenze atroci delle sue piaghe purulenti.
Rimase cieca per sette anni e non potè frequentare la scuola per imparare a leggere e a scrivere, neanche quando ebbe la vista, che riacquistò improvvisamente - ma sempre in misura limitata - mentre già era sul tavolo operatorio per l'asportazione di un occhio.
Fu una bimba sensibilissima, ma forte per la volontà che tutto equilibrava. Coraggiosa, per non far pesare il suo stato ai familiari, volle presto medicarsi da sè in modo energico e senza pietà. Si proibì ogni atto di debolezza e rinnegò se stessa fin nelle più piccole cose. Nonostante tutto, nell'animo suo non era penetrata la tristezza. Più tardi ne dava la spiegazione che riportiamo con le sue stesse parole.
"Diceva una volta Chi è più intelligente di me: - Se l'anima guarda il Crocifisso, non può avere che sensi di compassione; contemplandolo a lungo ella si sente penetrare tutta dalle sofferenze e dalle pene di Gesù. Come può allora sollevarsi con pensieri più sereni o come può ridere, essere giuliva se il suo Maestro soffre? Anche se guarda Gesù adulto ella vede ancora l'ombra della passione dipinta negli occhi del Signore. Devono quindi le anime essere piagnucolanti? No! Guardiamo il Piccolo Gesù; a Lui piacciono i fiori, gli uccelli, gli alberi, il mare; Egli sorride alla Mamma, gioca ed è felice - ".
Questa giovinezza interiore, unita al calore che sprigionava dal suo cuore verso le anime, fu la ragione del suo irresistibile fascino.
A 11 anni ricevette la prima Comunione ed ottenne la grazia della guarigione istantanea delle piaghe più visibili e della gamba e del braccio rattrappiti. Le piaghe nascoste si chiusero poco per volta molto più tardi, ma di esse le rimase per tutta la vita il dolore, come se fossero sempre aperte.
Il lungo tirocinio di sofferenza la consacrò Apostola, anche se priva del tutto di studi e di mezzi umani. Incominciò in casa prestissimo, coi bambini del paese; poi presso lo zio Monsignore in diverse parrocchie; in seguito in Piemonte, nell'Azione Cattolica di Testona e di Moncalieri; come fondatrice di un asilo a Palera e di iniziative eucaristiche in vari luoghi; durante la guerra mondiale e negli anni successivi all'Oratorio di S. Michele (tenuto dalle Suore Missionarie della Consolata), al quale dedicò dieci anni della sua eroica attività, salvando l'opera e dandole un nuovo meraviglioso rifiorire.
I malati dell'ospedale la conobbero mirabile consolatrice. La gioventù si sentiva attratta dalla sua parola e dalla sua personalità: era una vera trascinatrice.
Fu preziosa consigliera delle anime, nelle quali sapeva leggere per intuito sopannaturale.
Dotata in modo straordinario di doni di Dio, visse nascosta tutta la vita nelle occupazioni più umili, che non le impedivano tuttavia di dettare pagine sublimi per elevatezza di pensieri e preziosità di insegnamenti. Non lesse mai alcun libro nella sua vita.
All'umiltà aggiunse la fortezza mirabile nelle continue difficoltà e lotte; una fede travolgente, un amore che la immolò tutta nella sete delle anime; uno spirito cristiano, di letizia che portava al bene. Dotta per i lumi dello Spirito Santo, semplice in tanta abbondanza di sapienza, prudente nelle vie del mondo, raggiuse la perfezione anche in tutti i suoi lavori.
Fu grande organizzatrice con minimi mezzi.

Nel 1950 lasciò per volere divino l'Oratorio San Michele.
Fondò la Famiglia delle Educatrici Apostole, per arrivare a tutti i bisogni delle anime, nella Casa Famiglia Madonna degli Angeli.
La sua spiritualità, segnata dalla croce, ma irradiata di serenità, si concentrò tutta nella SS. Eucaristia, nella più grande attrazione a Gesù Bambino e in una luce purissima di immensa devozione alla Madonna.
La Chiesa, la Sede di Pietro, i Martiri delle catacombe, gli Apostoli del Vangelo e, specialmente negli ultimi anni, la croce, nello sforzo continuo di misurarsi ad essa, furono i suoi più grandi ideali.
Aprì le sue braccia in croce, come le era stato predetto, e morì, tra indicibili sofferenze - sopportate senza volerle alleviare con rimedi umani - dopo aver lasciato tutto il patrimonio delle sue ricchezze spirituali alle sue Sorelle in Cristo ed alle anime, il 12 marzo 1954, nella Casa dove nacque l'Opera delle Educatrici Apostole in Torino (v. S. F. da Paola 42).